Film festival di Trento

Piccola riflessione.

Termina oggi (8 maggio 2016: festa della mamma) la 64° edizione del Film Festival di Trento. Senza ombra di dubbio una delle rassegne cinematografiche tematiche più importanti del mondo.

A questa rassegna ho partecipato poche volte rispetto a quello che avrei desiderato ed anche quest’anno non è stato da meno, vuoi per ragioni di lavoro, vuoi personali, mi sono perso una grande occasione!

Ad ogni occasione transitano in quelle sale la miglior scelta mondiale dell’alpinismo, i più grandi vi hanno parlato, sono stati protagonisti o sono stati rappresentati. Migliaia di film proiettati, anche se non sempre di alto livello, sia pur sempre e costantemente in crescita.

Negli ultimi anni la rassegna, ha raggiunto direi, livelli difficilmente raggiungibili se non con notevole impegno da parte degli organizzatori.

La partecipazione a questo evento, è cosa molto importante per rinfrescarsi la memoria del vissuto, qualora offuscata, a contestualizzarsi al momento in cui viviamo, alla nostra dimensione e a comprenderne la direzione che, giocoforza stanno prendendo le varie attività legate al mondo della montagna.

Mi rammarico di non essere stato più partecipe!

Guardando alcuni “Trailer” dei film in concorso mi appare il film della mia esperienza! Sono abbastanza vecchio da aver conosciuto alcuni dei “Padri” dell’alpinismo (da Cassin a Messner passando da Bonatti) e passando dall’alpinismo “eroico”, ho vissuto il passaggio all’alpinismo moderno (e i nomi sono decisamente troppi!).

Nonostante tanto, vedo e apprezzo le innumerevoli possibilità che i giovani, se solo vogliono, possono ancora trovare. Nonostante le varie critiche e pareri, spesso funerei, l’alpinismo non è ancora morto e credo non morirà mai!

Certo è cambiato, i tempi, le persone, i materiali, le tecniche e la mentalità … tutto è diverso!

Voler romanticamente conservare il passato certo non aiuta: o si accettano i cambiamenti o li si subiscono! Il compito di noi cosiddetti vecchi è quello di essere presenti e raccontare, parlare, dire ciò che è stato e cosa abbiamo vissuto affinché i giovano possano far tesoro delle esperienze passate e progredire verso … “nuovi mattini”, giusto per rispolverare una filosofia di 30 anni fa!

Ma il dovere dei giovani è quello di ascoltare e dar credito almeno un po’ a quel che si dice, che ci sia almeno un po’ di vero in quel che ascoltano! Ci crederanno? Saremo convincenti? Riusciremo a dar prova che quel che diciamo?

Durante alcune proiezioni in compagnia di mio figlio ricordo di aver spesso criticato alcuni racconti o fatti inveritieri o approssimativi al fine della verità e mio figlio scuoteva la testa per poi ricredersi! Certo spesso non è facile ma, ognuno di noi deva fare la propria parte, immersi nella tecnologia attuale dimentichiamo spesso quanto vissuto. Accettando il progresso, è bene non dimenticare. Speriamo serva!

Pensando alla fatica dei grossi e pesanti zaini e alla penuria dei materiali, fa comodo anche a me oggi avere poco peso addosso, usare materiali che facilitano la salita (si pensi solo alle piccozze) o avere uno strumento che mi dica in ogni momento dove mi trovo e che tempo troverò nelle prossime ore!

Tutto questo mi aiuta dalla “decadenza fisica”!

 

 

 

 

 

fiorenzo

Libero Professionista. Mi occupo da decenni di sicurezza sui luoghi di lavoro (D.lgs 81/08) e altro. Appassionato di montagna (ho insegnato alpinismo nelle scuole del CAI come Istruttore Sezionale, Regionale e Nazionale). Sono iscritto alla SAT (sez CAI).

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