Prima Salita

…avrò avuto si e no 7-8 anni: mi si presentò l’occasione per una tremenda trasgressione!

Quelli erano gli anni delle ultime grandi imprese di Walter Bonatti! Ricordo che ne parlavano alla radio e mio padre, attento a quelle imprese diceva: “El ga del figà!”, (ha del fegato!).

Già incominciavo a chiedermi com’era possibile salire le montagne così come le descriveva lui: tutte verticali, lisce e ghiacciate!

Io non vedevo altro che la solita montagna di fronte casa, mi chiedevo se avesse qualcosa a che fare col terreno delle imprese “bonattiane” ma, mio padre diceva che quelle cime erano molto più alte! Quasi a toccare il cielo!

Ecco, iniziavano a formarsi in me dei concetti di uomini diversi, speciali, fatti di “un’altra pasta”, capaci di cose che ad altri non riuscivano!

E la curiosità era il sapere com’era possibile questo, si sarebbe potuto imparare e riuscire, come “quelli”!?

Ma la risposta era inesorabile: impossibile! Mia madre poi, non poteva nemmeno immaginare che un giorno suo figlio potesse compiere qualcosa di, secondo lei, pericoloso; diceva sempre che era come cercarsi il freddo per il letto! E poi, si doveva sempre stare lontano dal pericolo, così come “dall’acqua, che è traditrice!”.

Un canale irriguo, non molto lontano da casa nostra, mieteva spesso delle vittime! (erano pochi a saper nuotare e l’utilizzo del canale come mezzo per togliersi la vita era frequente).

Quella montagna di fronte a casa mia era però una forte attrazione per me! Mio padre contribuiva al mito raccontandomi leggende di strane corse dalla cima al fondo valle, rincorrendo ipotetiche ciambelle dolci e fragranti… e un bambino non poteva che trovare tutto ciò divertente, tutt’altro che impossibile e pericoloso!

Il monte s’inerpica partendo dal greto del fiume Chiese che bagna il paese, salendo dapprima in forte pendio erboso e successivamente boscoso, per poi diventare roccia friabile e addolcendosi gradatamente fino alla vetta, o quella che alla base poteva sembrare tale.

Quando il pendio erboso termina ed inizia la roccia, vi è in un punto, una cavità che dal basso sembra entri parecchio, una grotta insomma!

Per raggiungerla non è facile, rimane incastonata sulla parete rocciosa e non vi sono che dei tralci di edera abbarbicata e sufficientemente grossi e con delle piante che purtroppo non si appoggiano alla parete ma flettono verso l’esterno.

In tutte le richieste d’informazione che facevo, ricevevo risposte evasive. Insomma non si sapeva com’era questo buco!

Da tempo seguivo mia madre ai piedi di quella montagna lungo un sentiero che porta ad una località dove si raccoglievano, allora con successo, prelibati funghi!

Certo nessuno sapeva cosa celavo nel mio animo, anche se le numerose domande lo potevano supporre!

Venne il giorno prestabilito! Evidentemente avevo buon passo e ardimento, capacità di convincimento, sommati ad una buona dose di leader innata! Fu così che trascinai due miei amici nell’impresa! Uno però salì a fatica fino alla base della parete e l’altro, più incosciente che temerario, mi accompagnò fino dentro il buco!

L’agilità e la leggerezza ci consentì di farlo senza pericolo, del resto, se anche fossimo caduti, non ci saremmo procurati che qualche botta ed escoriazione, tanta era la vegetazione presente alla base!

La grotta presentava tracce di passaggio di pecore e capre. Probabilmente si riparavano li durante qualche libera escursione alla ricerca di cibo sulla montagna, passando da una stretta cengetta laterale, non percorribile da una persona normale vista la ripidezza e ristrettezza ma, soprattutto la pericolosità, vista la presenza d’erba e terriccio instabili.

All’interno forse poteva esserci una possibilità d’esplorazione speleologica, idea suffragata dalla presenza di una fessura situata sul fondo, magari realizzabile rimuovendo dei detriti depositatosi ma noi, privi della minima esperienza, nemmeno la potemmo ipotizzare!

Alla mia partenza da casa era presente mia madre che ignara, sia pur temendo, non colse il momento di frapporsi all’idea ormai in atto!

Poi arrivò mio padre che informato della possibilità che io potessi essermi recato in quella direzione, mi venne a cercare e dalla “scarpata” osservò le operazioni di salita (ormai quasi terminata) e di discesa.

Al ritorno mi chiedevo come l’avrebbe presa ma, ormai la frittata era fatta!

Mi guardò, non seppe cosa dire tale era il suo sentimento, non so bene se più verso un giustificabile orgoglio di padre o verso una mal celata rabbia emersa dal timore che avrebbe potuto accadermi qualcosa di grave, anche se ormai tutto era passato. Poi, sussurrò: “Si deve stare attenti, se si scivola sull’erba, si può arrivare in fondo e farsi male!”…

Nessun commento sulla roccia o sulla grotta e ai suoi possibili contenuti!

Il ritorno a casa non fu dei più felici. Soprattutto per mio padre che lasciò fare!…

fiorenzo

Libero Professionista. Mi occupo da decenni di sicurezza sui luoghi di lavoro (D.lgs 81/08) e altro. Appassionato di montagna (ho insegnato alpinismo nelle scuole del CAI come Istruttore Sezionale, Regionale e Nazionale). Sono iscritto alla SAT (sez CAI).

Un pensiero riguardo “Prima Salita

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